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giovedì 12 aprile 2012

[Top Gear] McLaren MP4-12C: la prova sulla pista

Sul tracciato del mitico programma della BBC per esplorare i limiti della McLaren MP4-12C.

McLaren MP4-12C

  • Design9,00
  • Comfort8,50
  • Prestazioni10,00
  • Consumi7,00
  • Prezzo6,50
  • PROHandling entusismante,accelerazione
  • CONTROPrezzo impegnativo
  • Voto Motori.it: 8,20






Il sole splende in questa parte dell'Inghilterra sud-orientale, precisamente aDunsfold Park. Sono sulla pista che vede protagonista il temerario Stig, pilota senza identità del mitico programma Top Gear. E' l'ambiente migliore per sperimentare cosa può fare una supercar come la McLaren MP4-12C senza le briglie dei limiti di velocità e dei controlli elettronici.
Di solito guardo Top Gear e devo ammettere che in televisione non ci si rende conto di quanto questo tracciato, ricavato sul suolo di aeroporto, possa essere largo. Tanto meglio: vuol dire che potrò sfruttare al massimo i 600 CV del biturbo McLaren. La sportiva di Woking è la star della giornata e ci attende intre splendidi esemplari dai colori sgargianti, le porte sono aperte verso l'alto e l'effetto scenografico è garantito.
Gli uomini McLaren, tutti giovani ed entusiasti, vogliono sapere cosa ne pensiamo della loro creatura, soprattutto noi italiani che, in tema supercar, la sappiamo lunga... La loro curiosità è quantomeno uguale alla mia perché una cosa è guidare laMP4-12C su strada, un'altra è scatenarla in pista senza remore. Non sono solo, ci sono anche altri 2 giornalisti francesi e un collega italiano della carta stampata, per cui dobbiamo dividerci in comodi turni che prevedono ampie sessioni. C'è anche la possibilità di guidare su strada, ma considerato il nostro test per le vie di Milano, barattiamo l'esperienza sulle statali con ulteriori giri di pista; così aspettiamo che il cameraman monti l'attrezzatura per le foto ufficiali e partiamo.
Saliamo sulla McLaren arancione pastello, quella più corsaiola, con tanto di impianto frenante carboceramico e, prima di prendere posto al volante, facciamo qualche giro di pista a fianco di un pilota professionista. Vogliono che proviamo la vettura in tutte le sue configurazioni e ci tengono molto a spiegarci come varia il comportamento delle sospensioni e del cambio in base alla posizione dei due manettini presenti sulla consolle centrale. Mi sforzo di mostrarmi sicuro di me, ma la spinta dei 600 Nm di coppia a soli 3000 giri mi tiene ancorato al sedile peggio di un Tornado al decollo! Le staccate arrivano in un lampo e la forza frenante sembra staccare gli organi interni dalla loro sede originale. Questa McLaren vista dal posto del passeggero mette davvero in soggezione, soprattutto per la progressione fenomenale.
Finalmente è il mio turno e prendo posto con non poca impazienza, tanto che il mio copilota, mi consiglia di andare al 90% delle mie possibilità: ovviamente accetto il consiglio, ma so che una volta acceso il V8 da 3,8 litri, difficilmente riuscirò a resistere alla tentazione di spingere a fondo... Inizio piano, sperimento la risposta delle sospensioni sul lungo rettilineo e in qualche curva e presto capisco che tenendo il manettino in posizione base l'auto è comoda, ha un'elasticità impressionante considerando la categoria e anche la risposta dello sterzo è più blanda. Poi passo in posizione S e qui le cose iniziano a cambiare, l'auto diventa più reattiva nei cambi direzione e si avverte una maggiore rigidità. InTrack invece le variazioni di traiettoria sono immediate e la McLaren sembra leggerti nel pensiero.
Anche il cambio può essere regolato in tre posizioni, ma è presto chiaro che per guidare in pista quella più estrema è anche quella più redditizia visto che consente di spremere il motore fino a limite dei giri. Non male considerando che la zona rossa è fissata attorno agli 8500 giri! L'apprendistato è completato, la voglia di correre è tanta e così mi preparo per dei giri lanciati con una partenza da F1 grazie al launch control.
Tengo il freno premuto, poi lo lascio di colpo e accelero a tavoletta: la MP4-12C scatta come una furia, tanto che la mia schiena e il suo fantastico sedile di guida sono una cosa sola, lo stomaco sembra salire e l'accelerazione mi lascia letteralmente senza fiato! L'esperienza della F1 conta e si vede in questi frangenti, l'asfalto viene divorato con insaziabile ingordigia e dopo aver tirato le prime 5 marce mi avvicino ad una staccata importante. Vedo le prime due curve all'orizzonte e inizio a frenare con forza a soli 50 metri di distanza, il freno aerodinamico si alza, ogni cellula del mio corpo si sposta in avanti e il retrotreno tende a scomporsi sotto l'effetto paracadute dell'impianto frenante in carboceramica. E' solo un momento però, mi bastano piccole correzioni e posso prendere la traiettoria con naturalezza.
Sono in seconda e una curva a destra dal raggio insidioso porta a stridere i pneumatici, il limite è vicino, e in uscita un leggero sovrasterzo mi aiuta a chiudere la traiettoria, a ruote dritte spingo a tavoletta passando al rapporto successivo e arrivo alla seconda frenata prima di impostare una curva verso destra dal raggio notevole. Mi basta un attimo per rallentare e per tirare tutta la terza prima di arrivare al famigerato muro di gomma. Ho visto troppe volte Top Gear per non sapere che devo spingere con due ruote sull'erba; in TV sembra facile, ma in pista con l'auto che sobbalza posso assicurarvi che non è un gioco da ragazzi. Comunque ci provo, tengo le gomme alla mia destra e curvo verso sinistra stando attento a non chiudere troppo in anticipo la traiettoria: la McLaren salta, stride, ma c'è e mostra tutta la rigidità della fibra di carbonio.
Arriva un'altra frenata impegnativa e poi una curva a sinistra molto stretta, guido pulito e tutto va per il meglio, poi mi avvicino ad un'altra curva a sinistra, quella che nel programma porta al traguardo, non devo esagerare perché alla mia destra c'è un piccolo fosso che potrebbe essere pericoloso, perciò aspetto che la vettura sia perfettamente dritta prima di scatenarmi sul rettifilo successivo e nella conseguente curva veloce a destra. Qui Stig è velocissimo e il quarto rapporto inserito mi fa pensare che anch'io non sto andando piano, poi di colpo arriva la frenata per un'altra curva a sinistra da fare in terza a tavoletta. La McLaren si scompone un po', prende la corda, e spazzola la traiettoria con i pneumatici che urlano insieme al motore.
A proposito del propulsore, il suo rombo agli alti regimi coinvolge, è pieno, scoppiettante e sofisticato, è diverso da quello delle concorrenti, ed ha un timbro inconfondibile grazie ai due turbo. Ma veniamo alla pista, la successiva staccata porta ad una curva stretta a destra da affrontare in seconda marcia. Provoco le ruote posteriori anticipando l'apertura del gas e mi ritrovo a fare i conti con uno scenografico sovrasterzo di potenza, tutto accade molto velocemente e così il mio controsterzo violento scatena un effetto pendolo che mi costringe ad un'altra correzione. Riesco a tenerla, con la soddisfazione del cowboy che doma un cavallo selvaggio, e inizio un nuovo giro consapevole che con 600 CV ci si possono togliere grandi soddisfazioni ma che l'attenzione e la concentrazione devono rimanere altissime.
Dopo diverse tornate in cui ho guidato anche la versione con i freni in acciaio, l'esemplare contraddistinto da una spettacolare livrea rosso metallizzato, posso dire che l'impianto frenante in carboceramica è devastante per la sua potenza ma che quello convenzionale è comunque molto valido e più adatto ai guidatori meno smaliziati per via delle reazioni più composte. Ad ogni modo, la McLaren MP4-12C mi ha conquistato perché la dose massiccia di tecnologia non rende la guida artificiale, ma ne enfatizza il lato selvaggio. Inoltre, consente ai fortunati proprietari di passeggiare in città conservando intatte tutte le vertebre.
Lo sterzo è semplicemente perfetto per prontezza, precisione e progressione e il cambio in pista acquista ancora più carattere e mostra in pieno le sue qualità. Curva dopo curva si apprezza la cura maniacale per ogni aspetto, si sente la vettura come se fosse un guanto e si avverte tutta l'esperienza maturata in F1. Stig quando l'ha provata non ha emesso pareri o mostrato espressioni di sorta, ma io sono sicuro che sotto la visiera scura aveva un sorriso che andava da un orecchio all'altro.

venerdì 27 gennaio 2012

Porsche Panamera 4.8 V8 GTS Cattiva e costosa, ma comoda anche per quattro

Col motore aspirato più potente della gamma, i freni e l’aspetto della Turbo, l'ultima versione della super-berlina tedesca vuole conquistare gli amanti della guida sportiva: scatta rabbiosa ed è a suo agio fra le curve ma, per il prezzo che ha, la dotazione non è completa.

Prezzo: 121.679€
Consumo Misto: 9,2 Km/l
Emissioni CO2: 256 Grammi/Km
EURO 5



Un tocco di rimmel
La sigla GTS identifica la Panamera più potente fra quelle con motore aspirato (il 4.8 V8 a iniezione diretta di benzina ha 30 CV in più), dotata anche di freni più potenti e sospensioni dalla taratura sportiva. A prima vista, la GTS si può confondere con la Turbo (i paraurti, i freni e altri particolari sono gli stessi); a distinguerla provvedono alcuni “tocchi di nero” lungo la carrozzeria: sono di questo colore il profilo dei finestrini, il “baffo” sul portellone, lo spoiler retrattile (anch’esso ripreso dalla Turbo), le minigonne, i quattro terminali di scarico, la parte bassa del paraurti posteriore e quella centrale dello spoiler anteriore, oltre che l’interno dei fari. Tutto questo nero, comunque, non solo incattivisce l’aspetto di questa Panamera, ma maschera in parte le sue forme non perfettamente proporzionate: il muso basso da sportiva mal si armonizza con l’alta e lunga fiancata e con la coda “importante”. Alla GTS è poi riservato un nuovo colore: il rosso carminio (3.763 euro).
Alcantara a piene mani
Anche l’abitacolo è improntato alla sportività: di serie ci sono i rivestimenti in pelle e Alcantara, oltre che i sedili avvolgenti (la cui seduta è bassa, come nelle auto più sportive) con regolazione elettrica e la scritta “GTS” ricamata sui poggiatesta. Pure il volante a tre razze, a regolazione elettrica e con leve dietro la corona per comandare il cambio robotizzato a doppia frizione, è rivestito in Alcantara, così come lo sono il soffitto, i montanti e le alette parasole. Al pari delle altre Panamera, montaggi e materiali sono praticamente esenti da critiche. Delude la visibilità: si fa davvero fatica a capire dove finisca il muso, mentre lo stretto lunotto (senza tergivetro: si paga 351 euro) è inutile in retromarcia; in manovra ci si affida ai sensori di parcheggio (di serie quelli posteriori, mentre quelli davanti si pagano 484 euro). Gli spessi montanti anteriori, inoltre, fanno vedere poco nelle curve più strette, e il sistema che rileva la presenza di una vettura nell’angolo morto degli specchietti laterali costa 666 euro. Vista la generosa distanza fra le ruote anteriori e quelle posteriori, anche chi siede sulle due avvolgenti poltrone posteriori, ha spazio in abbondanza. Cosa manca dietro, invece, sono gli airbag laterali (417 euro) e la botola nello schienale per il passaggio degli sci (altri 375 euro).
Le piacciono gli alti regimi
Le modifiche al motore, rispetto a quello della Panamera S, hanno comportato un aumento del regime al quale viene erogata la potenza massima (passata da 400 cavalli a 6500 giri a 430 a 6700, grazie anche a due ulteriori condotti dell’aria che si aprono in velocità per portare più aria al motore). Rispetto alla esplosiva Turbo, la GTS dà il meglio di sé quando le viene tirato il collo: con risposte fulminee a ogni tocco del pedale del gas, guadagna velocità con prontezza. Ciò, ovviamente, ha influito sui consumi: anche senza esagerare, durante la nostra prova in un percorso di collina e montagna, il computer di bordo non è andato oltre i 6 km/l (precipitati a meno di 4,5 quando si insisteva col gas). Valori ben lontani dai 9,2 km/l dell’omologazione, ma “ragionevoli” visto il peso (quasi due tonnellate) e i cavalli di questa Porsche. Secondo la casa, la vettura scatta da 0 a 100 km/h in appena 4,5 secondi e arriva a toccare i 288 km/h (dati che verificheremo in pista con i nostri strumenti). La GTS ha di serie le sospensioni a controllo elettronico, ribassate di 1 cm rispetto a quelle delle altre Panamera. Lasciate in posizione “normale”, assorbono con efficacia le asperità dell’asfalto: grazie anche al motore ben trattabile, e al veloce ma vellutato cambio robotizzato a doppia frizione, la Panamera GTS non è scomoda neanche sui dossi rallentatori della velocità (e questo, nonostante i pneumatici ribassati, montati sui grossi cerchi di 20’’ dell’esemplare provato: un optional che costa da 1.452 a 2.964 euro, a seconda del disegno della ruota).
Elettronica per correre
Premendo, però, il tasto Sport posto sull’ampio tunnel centrale, le sospensioni si irrigidiscono, l’Esp diventa meno “apprensivo”, le cambiate avvengono a un regime più alto e si aprono due valvole sullo scarico sportivo, che aumentano il rumore del motore. Tutto questo si fa ancora più incisivo premendo il tasto Sport Plus. Il sistema PDCC (altri 4.780 euro) abbina poi le barre antirollio attive (contrastano il coricamento laterale della vettura in curva, senza compromettere il comfort) al PTV Plus; quest’ultimo è il sistema che, nelle curve affrontate con irruenza, frena la ruota posteriore interna, limitando così la tendenza della vettura a “andare dritta”. Grazie anche a questo dispositivo, la GTS fa divertire nei percorsi tortuosi: gli inserimenti in curva sono precisi e l’auto mantiene facilmente la traiettoria impostata. Portata in pista (sul circuito Ascari, vicino a Malaga), la Panamera GTS ha evdienziato limiti di tenuta molto alti: all’elettronica aiuta nella guida brillante si associa la trazione integrale che permette di scaricare a terra fino all’ultimo cavallo. Comunque, visto il peso, spendere altri 8.857 euro per i dischi dei freni carboceramici (infaticabili, assicurano una decelerazioni potenti e ben modulabili) non è una cattiva idea.
Secondo noi
PREGI 
> Cambio PDK. Rapido nei passaggi e vellutato, ma capace di regalare soddisfazioni anche nella guida brillante. 
> Comfort. Grazie alle sospensioni elettroniche, nonostante la sua vocazione sportiva la GTS è comoda: si possono affrontare lunghi viaggi in tutto relax. 
> Motore. L’auto è pesante, ma il potente V8 pare non accorgersene, imprimendo accelerazioni e riprese da brivido. Inoltre, anche andando “a passeggio” non è mai a disagio.

DIFETTI 
> Dotazione. Il prezzo è elevato, eppure c’è da mettere mano al portafogli; anche per accessori di non secondaria importanza, come gli airbag laterali posteriori o il sistema che rileva l’avvicinarsi di una vettura nella corsia accanto. 
> Profilo. La fiancata “infinita” unisce un muso e una coda ispirati a quelli della coupé 911: esteticamente il risultato è per lo meno discutibile. 
> Visibilità. I montanti anteriori sono molto inclinati e coprono un po’ la visuale in curva. Inoltre, non si capisce dove finisce il muso. Dietro, il piccolo lunotto è praticamente inutile in manovra.


lunedì 23 gennaio 2012

[VIDEO] Alfa Romeo Giulietta TCT COME VA IL DOPPIA FRIZIONE ALFA


L'Alfa Romeo Giulietta con il cambio a doppia frizione Alfa TCT (Twin Clutch Transmission) non ha tradito le aspettative: la lunga attesa - era stata annunciata al Salone di Parigi nel 2010 - si è conclusa oggi, sulla pista di Prova di Balocco. Cominciamo subito col dire che il cambio TCT a sei marce è abbinato alle motorizzazioni Multijet II di 2.0 litri di cilindrata da 170 cavalli e al 1.4 MultiAir Turbobenzina da 170 cavalli, che abbiamo scelto per la nostra prima presa di contatto.


Manovre semplici. Le differenze rispetto alle Giulietta manuali si limitano all'indicatore delle marce inserite nel display centrale, ai paddle dietro il volante (optional) e ovviamente alla leva del cambio, sul tunnel: rifinita da una cuffia morbida e con le indicazioni luminose, si manovra senza applicare uno sforzo eccessivo e senza produrre rumori. Rilasciando il pedale del freno, la vettura si mette in movimento: il trascinamento è progressivo e si possono effettuare manovre di precisione a bassa velocità come con un cambio automatico tradizionale.


Esalta il confort. Sin dai primi metri si posso apprezzare la fluidità e la dolcezza dei passaggi tra una marcia e l'altra: siamo in pista, ma prima di tutto proviamo a muoverci come se fossimo nel traffico. Il motore cambia marcia già a bassi giri, talvolta in modo impercettibile, dando quasi la sensazione di prendere velocità senza soluzione di continuità. Il confort è un bel biglietto da visita per la Giulietta e questo TCT sembra assecondare l'attitudine turistica della vettura. Un tocco sui paddle e per qualche secondo si attiva la modalità manuale, utile per anticipare e rendere più veloci le scalate temporanee, per esempio prima di un sorpasso.


Asseconda la sportività. La Giulietta TCT ha due anime. Lo si scopre non appena si sposta il selettore Dna sulla posizione Dynamic e si porta il cambio sulla modalità manuale sequenziale. Entrambe le operazioni condizionano il comportamento del cambio: per rapidi che siano, i cambi marcia restano progessivi, morbidi, per effetto del lavoro delle frizioni e i passaggi da un rapporto all'altro sono silenziosi. Le qualità del cambio, insomma, sono coerenti con le caratteristiche dinamiche della Giulietta, sì sportiveggiante ma mai estrema.


Comandi manuali. I paddle al volante (a richiesta in cambio di un esborso supplementare di 150 euro) condizionano i modo decisivo il piacere di guida e consentono un utilizzo più esteso del cambio. Va detto che la logica che lo governa è da un lato protettiva, nel senso che impedisce di passare al rapporto inferiore se i giri motore sono troppo elevati (il rifiuto della marcia si esprime con un bip), dall'altro mantiene il rapporto scelto anche quando viene raggiunto il limite del fuorigiri.


Prezzi e prestazioni. La Giulietta TCT è già ordinabile (da settembre a oggi pesa già per il 15% degli ordini totali) a prezzi compresi fra i 25.020 euro della 1.4 MultiAir Turbo Progression ai 27.920 della Exclusive e dai 28.420 della 2.0 Multijet II Progression ai 31.320 della Exclusive a gasolio. Secondo i dati dichiarati dalla Casa, la TCT a benzina raggiunge i 218 km/h di velocità di punta, accelera da 0 a 100 orari in 7,7 secondi e consuma 5,2 litri di verde ogni 100 km con 121 g/km di CO2. La Giulietta TCT a gasolio, infine, tocca i 218 di velocità massima, impiega 7,9 secondi per passare da 0 a 100 orari, consuma 4,5 litri per 100 km ed emette 119 grammi di CO2 al chilometro.

domenica 22 gennaio 2012

Subaru XV SI PARTE DA 22.990 EURO

La Subaru ha diramato il listino ufficiale della nuova XV, in vendita in Italia da questo mese con prezzi compresi fra 22.990 e 31.990 euro. La gamma colori comprende le tinte Satin White, Ice Silver, Sage Green, Sky Blue, Marine Blue, Tangerine Orange, Camellia Red, Deep Cherry, Dark Grey e Obsidian Black.



Propulsori. La XV è proposta con propulsori  boxer a benzina di 1.6 litri da 114 CV e 150 Nm di coppia massima e di 2.0 litri da 150 CV e 196 Nm, entrambi abbinabili alla trasmissione manuale o automatica CVT: il 1.600 monta la versione a cinque rapporti Dual Range, mentre il 2.0 litri propone il classico sei rapporti. Disponibile anche il già noto boxer diesel di 2.0 litri da 150 CV e 350 Nm di coppia, con il solo cambio manuale a sei marce.
Dotazione. Tutti i modelli offrono di serie la trazione integrale Symmetrical AWD. Fra i benzina il 1.600 promette una media di 6,3 litri/100 km e 146 g/km di CO2 (6,5 l/100 km e 151 g/km con il CVT), mentre il 2.000 sale a 6,6 l/100 km e 153 g/km di CO2 (6,9 l/100 km e 160 g/km con il CVT). È il diesel, comunque, a ottenere i migliori risultati, con una media di 5,6 l/100 km e 146 g/km di CO2 di emissioni.
Ecco il listino:
Subaru XV 1.6i 5MT Dual Range Comfort: 22.990 euro
Subaru XV 1.6i 5MT Dual Range Trend: 25.990
Subaru XV 2.0i 6MT Trend: 27.990
Subaru XV 2.0 Diesel Comfort 6MT: 26.990
Subaru XV 2.0 Diesel Trend 6MT: 29.990
Subaru XV 2.0 Diesel Exclusive 6MT: 31.990

domenica 18 dicembre 2011

Renault Twizy: primo contatto su strada

Renault Twizy

  • Design8,00
  • Comfort7,50
  • Prestazioni7,00
  • Prezzo7,50
  • PROZero emissioni inquinanti, dimensioni contenute, prezzo interessante

  • CONTROMancanza del riscaldamento
  • Voto Motori.it: 7,50









La Renault Twizy è un veicolo innovativo sotto molti aspetti: la forma della carrozzeria, la disposizione dei passeggeri, ma soprattutto la trazione completamente elettrica. Abbiamo avuto un primo contattocon la piccola vettura francese durante il Motor Show appena passato, un piccolo test drive che simulava il traffico della città, suo habitat naturale. Caratterizzata da una linea capace di far girare i pedoni al suo passaggio, la Renault Twizy si presenta come la soluzione ideale per chi cerca l'agilità di uno scooter e le comodità di un'automobile, il tutto a emissioni zero grazie al motore elettrico. Sarà veramente così? Per scoprirlo abbiamo provato la Renault Twizy insieme ai colleghi motociclisti.

Design: l'originalità non manca

Piaccia o non piaccia, la Renault Twizy non sarà mai un veicolo banale. Lunga solamente 2,32 metri, la biposto francese fa subito capire di essere nata per affrontare il traffico cittadino. Disponibile anche nella versione con portiere laterali(optional da 550), la Twizy stupisce per la facilità di accesso a bordo. Grazie alle soluzioni dei sedili in tandem, il passeggero posteriore può tranquillamente allungare le gambe sulle pedane laterali e lo spazio per la testa non manca. Unico neo è la scarsa (per non dire assente) imbottitura del sedile posteriore. Viaggiando sul pavè potrebbe rivelarsi un problema importante. Comodo invece il posto di guida da dove si hanno i comandi a portata di mano. Come vani portaoggetti si può contare su due spazi da 31 e 55 litri, non dimenticandosi però di poter utilizzare il sedile posteriore come piano per appoggiare il sacchetto della spesa o due casse d'acqua.

Su strada: la stabilità non manca

Una volta partiti la Renault Twizy sorprende per la reattività del motore elettrico. L'accelerazione non manca e la ripresa promette di muoversi agevolmente tra le auto "tradizionali". L'assetto offre una stabilità quasi da "kart", forse addirittura troppo rigido per le strade che dovrà andare ad affrontare. Considerando la mancanza di controlli di stabilità, Renault ha preferito puntare sulla sicurezza assoluta a scapito del comfort. Nonostante non sia servoassistito, lo sterzo permette manovre senza troppi sforzi grazie al peso contenuto e ai pneumatici con battistrada 135. Capitolo parcheggio: prima di salire a bordo la mancanza del lunotto posteriore (i sensori di parcheggio sono tra gli optional) non lasciava presagire niente di buono. Invece grazie alla generosa dimensione degli specchietti retrovisori, parcheggiare in retromarcia è stato più semplice del previsto. Qualche dubbio invece sulla protezione alle intemperie: sicuramente rispetto ad uno scooter non ci si bagna e le portiere laterali offrono una protezione maggiore ma nelle fredde giornate invernali, oltre alla coperta per il guidatore offerta come accessorio, l'abbigliamento pesante sarà obbligatorio.

Prezzi da 6.990 euro

La Twizy viene proposta in due versioni: la Twizy 45 (utilizzabile con il solo patentino ciclomotori) ha un prezzo che parte da 6.990 euro più 45 euro mensili per le batterie, mentre la Twizy 75 (motore da 20 cavalli destinata ai guidatori con patente A1 o B) è offerta a 7.690 euro più 49 euro per il noleggio delle batterie. La Renault Twizy sembra aver le carte in regola per aver successo in un mercato ancora acerbo. Le prime impressioni raccolte al Motor Show promuovo la novità francese e aprono scenari interessanti alla mobilità urbana per i prossimi anni.