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domenica 10 giugno 2012

Tasse e ancora tasse: alla fine a rimetterci è anche lo Stato

Oltre ai terribili danni inferti al settore dell'auto, ora la crisi indotta dall’aumento della tassazione diretta e indiretta sulle quattro ruote si è trasformata in una riduzione delle entrate nelle casse dello Stato. Un incredibile autogol.


PAGA UN PREZZO ALTO - Come in una versione politico-amministrativa del teatro dell’assurdo, tasseaccise e balzelli stanno ritorcendosi contro chi le impone: lo Stato. Questo almeno per il settore dell'automobile, che sta pagando un prezzo altissimo alla crisi economica. L’incertezza, l’assenza di qualsiasi sostegno da parte dell'amministrazione pubblica, l’inarrestabile ascesa del prezzo dei carburanti (per la gran parte dovuti alle accise) hanno inferto un colpo brutale all’uso e alle vendite delle automobili (qui gli ultimi dati). 
FALLIMENTI A CATENA - Se ne sono accorti tutti gli operatori del settore, per i quali la prospettiva del fallimento o della chiusura non è più un’ipotesi ma una probabilità. Ma non solo. Il conto di questa situazione in cui l’Italia è stata portata per irresponsabilità o miopia ha fatto come i boomerang ed è approdata da chi l’ha innescata: lo Stato stesso. 
MENO INTROITI FISCALI - Secondo i calcoli fatti dalla Federauto, l’organizzazione che riunisce i concessionari italiani, il calo delle vendite del primo quadrimestre ha causato una riduzione di un miliardo di euro nelle entrate nelle casse dell'Erario. Come noto la Ragioneria dello Stato ha recentemente comunicato che per lo stesso periodo mancano all’appello in totale 3,5 miliardi. Sempre secondo la Federauto nell’arco dei dodici mesi le perdite dello Stato dovute al violento rallentamento del settore automotive ammonteranno a circa 3,15 miliardi di euro. 
IVA, ACCISE, E… - A contribuire a questi mancati incassi sono l'Iva sulle centinaia di migliaia di veicoli non venduti, le conseguenze della riduzione dei consumi di carburante (10,6% in meno) e la brusca frenata nella vendita delle vetture di alta gamma in conseguenza del “superbollo” per le auto di elevata potenza e, più in  generale, perché l’auto di prestigio viene interpretata ormai come prova di comportamento scorretto verso il Fisco e quindi sufficiente a dare il via a questioni e controversie estenuanti ancor prima che onerose. 
FUGA DAL “PREMIUM” - A proposito del “superbollo” il presidente della Federato, Pavan Bernacchi, ha dichiarato che “contro una previsione di incasso di 180 milioni, il risultato concreto sarà a malapena di 40 milioni, per il calo delle vendite di berline, sportive e suv ad alte prestazioni”. Sono eloquenti i dati riassuntivi delle immatricolazioni nei primi cinque mesi dell’anno: Ferrari -54,8%, Maserati -77,6%, Audi -16,8%, BMW -16,2%, Mercedes -11,5%. 
E INTANTO IL BOLLO È EVASO - Tutta la vicenda contiene poi una grossa contraddizione costituita dall’evasione sulla tassa di possesso (il “bollo”) il cui recupero non è tecnicamente difficile. Soltanto da questa voce potrebbe arrivare allo Stato qualcosa come un miliardo. Le conseguenze di questa realtà sono pesantissime per le aziende e per gli addetti. Le stime fatte a proposito dell’occupazione parlano di qualcosa come 10 mila posti di lavoro in pericolo.

mercoledì 18 gennaio 2012

Benzina TUTTE LE ACCISE REGIONALI


Non bastano i ritocchi delle accise e dell'Ivavarati dai Governi Berlusconi Monti nel corso degli ultimi mesi: a incidere negativamente sul prezzo alla pompa dellabenzina, per una componente fiscale che ormai, in alcuni casi, supera il 60%, sono anche le accise regionali, imposte dagli enti locali per far fronte ai più diversi fabbisogni (dalla sanità campana alle alluvioni in Liguria e Toscana).
Tasse su tasse. Accise - ricordiamo - sulle quali si paga anche l'Iva, con una sorta di assurda tassa sulla tassa. Morale: il gettito delle accise, che è stato nel 2010 di circa 23,3 miliardi di euro (3,032 dei quali destinati alle regioni), è destinato quindi ad aumentare considerevolmente. E quello complessivo su tutti gli oli minerali è già stato, sempre nel 2010, di oltre 35 miliardi di euro.
La tabella. Ecco allora il quadro riassuntivo delle accise regionali (in euro), aggiornato al 1° gennaio di quest'anno (fonte Unione petrolifera).
Regione        Accisa ordinaria           Addizionale regionale        Accisa + Iva 
Calabria               0,70420                     0,02580                      0,88330
Campania            0,70420                      0,02580                      0,88330
Lazio                   0,70420                     0,02580                      0,88330
Liguria                 0,70420                     0,05000                      0,91258
Marche                0,70420                      0,07580                      0,94380
Molise                  0,70420                     0,02580                      0,88330
Piemonte             0,70420                      0,02580                       0,88330
Puglia                   0,70420                     0,02580                      0,88330
Toscana               0,70420                     0,05000                      0,91258
Umbria                 0,70420                      0,04000                      0,90048

venerdì 30 dicembre 2011

ITALIA PRIMATISTA EUROPEA DEL CARO BENZINA

Le imposte, Iva e accise, sono le più alte in Europa. Secondi, dietro la Gran Bretagna, nel prezzo del gasolio


Già da un paio di settimane l’Italia ha stabilito il record della benzina più cara in Europa, merito, anche dell'aumento di 10 centesimi il litro deciso dal governo. E subito dopo Natale ha rafforzato il primato sforando disinvoltamente quota 1,70 euro.

Nel solo mese di dicembre, l’aumento è stato del 3,3% rispetto a novembre, per effetto anche del rialzo della accise. Il prezzo medio della verde a dicembre in Italia è stato di 1,64 euro il litro; poco più che in Grecia, che infatti è seconda nella speciale classifica europea del caro benzina. Seguono Olanda (1,60), Danimarca (1,57), Gran Bretagna (1,56), Finalandia (1,53), Belgio, Portogallo e Svezia (1,52), e, al decimo posto, la Germania con un prezzo medio a dicembre di 1,50 euro il litro. Più conveniente ancora sono la Francia, al 12esimo posto con un costo di 1,48, e la Spagna, ventesima con 1,30 euro il litro.
 
Il Paese europeo dove costa meno rifornirsi è la Bulgaria: 1,13 euroL'Italia è invece alsecondo posto nel prezzo del gasolio: più cara di noi è soltanto la Gran Bretagna. 

mercoledì 28 dicembre 2011

Le supercar? Ormai si vendono solo all'estero

Se non ci fossero i mercati esteri, molte supercar in Italia rischierebbero di non trovare acquirenti.
La cosa ritorna d'attualità soprattutto oggi, infatti le vendite di Ferrari e Lamborghini sono in calo a causa di vari fattori: superbollo per le vetture più potenti, aumento dell'Iva,controlli fiscali e prezzo della benzina non proprio adatto a modelli che, se non si spinge troppo sull'acceleratore, consumano 1 litro di carburante ogni 5-6 chilometri.
Le vendite nel Bel Paese sono davvero ai minimi termini, al punto che è iniziata una sorta di "svendita" dei principali modelli, che si acquistano sul mercato dell'usato a prezzo inferiore rispetto a quanto avviene in Cina o negli Usa, dove il cavallino rampante e il toro (ma anche il tridente Maserati) vanno sempre per la maggiore.
E così anche se le tariffe chiavi in mano restano comunque elevate, acquistare una Ferrari 599 non è più una chimera soprattutto per chi ha in tasca un assegno di "appena" 100mila euro e si "accontenta" di un modello con un paio d'anni di età.
Preoccupato il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi, visto che questa situazione aggravatasi dopo la manovra "Salva Italia" rischia di mettere a terra un settore - che comprende produttori e rivenditori - già in crisi.
"Il settore delle sueprcar impiega in Italia 80mila persone" ha detto il numero uno della federazione italiana dei concessionari auto, ribadendo al governo Monti di effettuare un incontro "per studiare insieme le scelte in grado di trainare il comparto fuori dal pantano in cui versa"
Il problema non riguarda solo il nuovo, ma anche l'usato visto che molti concessionari si trovano in imbarazzo nell'accettare una permuta di una supercar usata a fronte dell'acquisto di una nuova, visto che il dealer si ritroverebbe in mano un prodotto difficilmente rivendibile.
Ma non tutto sembra negativo: il presidente Ferrari Montezemolo ha infatti reso noto che la produzione di vetture di Maranello supererà le 7mila unità grazie alla crescita della domanda in alcuni mercati chiave esteri. Questa cifra potrebbe presto toccare quota 10mila grazie alla Cina, che si appresta a diventare il secondo al mondo per Ferrari, dopo gli Usa.

giovedì 22 dicembre 2011

Ora è ufficiale: arrivano superbollo e Iva al 23%

Il decreto “salva Italia” diventa legge: dal 1 gennaio ci saranno novità per gli automobilisti: superbollo per le auto con più di 185 kW e Iva che salirà di due punti percentuali dal prossimo autunno.


BELLA STANGATA - Con 257 sì, il decreto “salva Italia” del governo Monti è diventato legge. Gli automobilisti, oltre all'aumento delle accise sui carburanti che ha già portato ad un innalzamento sui prezzi alla pompa, dovranno fare i conti con un superbollo per le auto più potenti. Rispetto alla prima bozza  (qui per saperne di più), che stabiliva il pagamento di 20 euro per ogni kW oltre la soglia di 185 kW (252 CV) per tutte le auto immatricolate dal 2008, il testo definitivo introduce una riduzione progressiva dell'addizionale erariale in base all'età del veicolo.
SE VECCHIA PAGA MENO - Per le auto immatricolate da più di 5 anni si riduce a 12 euro/kW (il 60%), a 6 euro/kW (il 30%) per quelle da più di 10 anni, a 3 euro/kW (il 15%) per quelle che hanno più di 15 anni, mentre ne sono esenti le vetture con più di 20 anni sulle spalle. Il superbollo avrà la stessa scadenza della normale tassa sulla proprietà dell’auto e si verserà col modello “F24 elementi identificativi”. Per esempio una Lamborghini Gallardo 570-4 Superleggera (come quella della foto) paga un superbollo di 4.680 euro.
IVA AL 23% - Inoltre, come già paventato, nell'ottica di ottenere un maggiore gettito fiscale, l'Iva attualmente al 21% salirà di due punti percentuali dal 1° ottobre 2012. Un nuovo regime fiscale che sarà valido fino al 31 dicembre 2013.

lunedì 5 dicembre 2011

Decreto salva Italia 20 EURO PER OGNI KW OLTRE I 170 [UPDATE]


C'è ancora l'auto nel mirino del governo. Dopo gli aumenti dell'Ipt, dell'imposta sulle assicurazioni, delle accise sui carburanti e del bollo, contenute nelle due manovre estive del governo Berlusconi, stavolta è l'esecutivo guidato da Mario Monti a mettere le mani nelle tasche degli automobilisti. Tra le misure contenute nella bozza del cosiddetto decreto salva Italia c'è un nuovo superbollo che colpisce quelle che il governo considera "automobili di lusso": si tratta di un'addizionale erariale (che finirà quindi nelle casse dello stato e non in quelle delle regioni, titolari della tassa automobilistica) di 20 euro per ogni kilowatt che supera la soglia di 170 kW di potenza (231 cavalli). Il nuovo superbollo si applicherà dal 1 gennaio 2012 a tutte le automobili (ibride comprese, per ora) immatricolate nei tre anni precedenti la data di scadenza del bollo. A chi tenta di sottrarsi al pagamento dell'addizionale verrà comminata una sanzione pari al 30% dell'importo dovuto.
Superbollo atto terzo. Si tratta del terzo superbollo che colpisce l'auto: il primo, introdotto con la finanziaria del 2007, aveva portato da 2,58 euro a 3,87 il costo per ogni kilowatt oltre i primi 100. Contestualmente, erano anche stati stabiliti aumenti progressivi in base alla classe di inquinamento. Il secondo è quello della scorsa estate a opera del governo Berlusconi, che colpisce le automobili con più di 225 kW (10 euro per ogni kW che eccede quota 225).
A questo proposito, il governo ha stabilito che quest'ultimo superbollo si applicherà solo alle vetture più vecchie. Insomma, per le auto immatricolate da meno di tre anni si applicherà il nuovo maxisuperbollo di 20 euro/kW (solo per i kW che eccedono la soglia di 170 kw), per quelle immatricolate da più di tre anni si dovrà pagare il "vecchio" superbollo di 10 euro/kW (solo per i kW che eccedono la soglia di 225 kw).
Alcuni esempi. Prendendo come riferimento la tariffa standard di 2,58 €/kW (al netto, quindi, degli eventuali incrementi regionali), chi possiede un'Alfa Romeo Giulietta 1.750 Quadrifoglio Verde da 235 CV e 173 kW pagherà 60 euro in più per un totale di 600,51 euro l'anno, mentre per la Lancia Thema Multijet 3.0 V6 da 239 CV (176 kW) si spenderanno 120 euro in più, in tutto 672,12 euro. Per una BMW 535d da 313 cavalli (230 kW), invece, si pagheranno 1.200 euro in più all'anno, passando dai 643,40 euro attuali ai 1.961,11 euro del 2012.
Accise sempre più pesanti. Sempre dall'1 gennaio 2012, infine, scatterà un ulteriore aggravio del carico fiscale sui carburanti per autotrazione. L'accisa sulla benzina, infatti, salirà da 622 a 704,20 euro ogni mille litri, mentre quella sul gasolio passerà da 481 a 593,20 euro, sempre ogni mille litri. L'impatto sul prezzo alla pompa, al netto delle variazioni del prezzo industriale e delle quotazioni dei prodotti raffinati, sarà, rispettivamente, di 10 e 12 centesimi al litro.
Aumenterà anche l'Iva. Infine, a settembre 2012 l'Iva salirà ulteriormente al 23% (oggi è al 21%), una misura che impatterà sui prezzi delle vetture, dei ricambi e della manodopera.

domenica 27 novembre 2011

Governo Pronto A Portare L’IVA Al 23% - Una Vettura Costerà In Media 700 Euro In Più

I concessionari italiani: ”Aumentare l’imposta di due punti percentuali farà costare una vettura in media 700 euro in più”


La Federauto, cioè l’associazione che riunisce i concessionari automobilistici nazionali, iconti li ha già fatti. Se il Governo presieduto da Mario Monti attuerà, come pare ormai deciso a fare, l’aumento dell’Iva dal 21 al 23 per cento - e sarebbe il secondo incremento in un paio di mesi - un’automobile costerà mediamente 700 euro in più. E metterà ancora più in crisi l’intero settore commerciale delle quattro ruote che, avverte la Federauto, vale almeno il 12 per cento del prodotto interno lordo

«L’Iva al 23% – ha dichiarato Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto –sarebbe il modo migliore per decimare un settore già in forte sofferenza, perché non è pensabile affrontare una contrazione dei volumi di vendita con un aumento della tassazione. Se passerà l’aumento, cosa che noi scongiuriamo, chiediamo al Governo distinzioni, perchè aumentare l’imposta su un cellulare comporta una spesa supplementare di pochi euro, sugli autoveicoli invece no. Chiediamo quindi oltre alla soppressione dei recenti e assurdi aumenti dell’Ipt e delle accise sui carburanti, che si facciano i dovuti distinguo tra i beni. Le determinazioni paventate genererebbero invece un circolo vizioso pericolosissimo ai danni non solo della filiera automobilistica ma anche dello Stato, che ha la necessità di continuare l’opera di svecchiamento del parco circolante altamente inquinante e meno sicuro. Su questi temi Federauto ha le idee chiare ed è pronta ad esprimerle il prima possibile ai nuovi rappresentanti del Governo ».


Grazie a: www.auto.it

lunedì 19 settembre 2011

Con l’aumento dell’Iva, al Sud la verde supera 1,70 euro/litro


Le compagnie petrolifere hanno ritoccato le tariffe dei carburanti. E la verde, nelle regioni che applicano la sovrattassa, ha superato in qualche caso 1,70 euro il litro.
EFFETTO IMMEDIATO - Puntuali con l’aumento dell’Iva (passata dal 20 al 21%), da sabato scorso i gestori hanno ritoccato i prezzi alla pompa. Gli adeguamenti suggeriti dalle compagnie petrolifere sono di 1,4 centesimi il litro per la benzina1,3 per il gasolio 0,5 per il Gpl. Secondo una rilevazione di Quotidiano Energia, il prezzo medio della verde per il rifornimento assistito dall’operatore va dai 1,640 il litro della Esso ai 1,646 della Tamoil (nelle pompe bianche è di 1,547); il gasolio dai 1,514 della Esso ai 1,525 della Q8 (1,413 nei distributori indipendenti); il Gpl dagli 0,723 della Agip agli 0,742 della TotalErg (0,719 nei no-logo).

E CON L’ADDIZIONALE…
 - Situazione incandescente nelle regioni dove vige l'addizionale regionale (Abruzzo, Marche, Liguria, Campania, Molise, Calabria e Puglia): in alcuni impianti la benzina ha già superato la soglia di1,70 euro il litro

giovedì 15 settembre 2011

Manovra fiscale AUTO: AUMENTANO L'IVA E L'IPT




La Camera dei deputati ha approvato definitivamente la cosiddetta manovra bis. Il decreto-legge recante "Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo" sarà pubblicato entro la fine della settimana sulla Gazzetta Ufficiale ed entrerà subito in vigore. Per quanto riguarda il mondo dell'auto, la manovra, che prevede l'aumento dell'Iva e dell'Ipt, impatterà sul costo di acquisto di vetture nuove e usate effettuato in saloni e concessionarie e sui costi di manutenzione e riparazione (ricambi, lubrificanti, manodopera ecc.). A meno che produttori e distributori non decidano di "assorbire" l'aumento dell'Iva diminuendo l'imponibile (e quindi i margini di profitto), l'aumento di un punto percentuale dell'Imposta sul valore aggiunto (dal 20 al 21%), farà aumentare dello 0,833% circa (alcune voci della messa su strada non sono soggette a Iva) il prezzo chiavi in mano delle vetture, ma anche di optional e ricambi.
Per quanto riguarda l'Ipt, l'imposta provinciale di trascrizione che si paga alla provincia di residenza dell'acquirente nel caso di vetture nuove o alla provincia in cui ha sede la concessionaria nel caso di vetture usate, si passa da un importo fisso compreso, a seconda delle province, tra 151 e 196 euro a un importo proporzionale alla potenza e compreso, sempre a seconda delle province, tra 3,51 e 4,56 €/kw (ma le macchine di potenza fino a 53 kw continueranno a pagare l'imposta fissa). Tutto ciò, tuttavia, solo nelle province delle regioni a statuto ordinario. Nelle altre (Valle d'Aosta, province autonome di Trento e Bolzano, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna) nulla cambia rispetto a oggi (ma le singole giunte possono legiferare autonomamente).
Il risultato? Il costo d'acquisto di un'auto presso un operatore professionale aumenterà, a seconda del prezzo e della potenza della macchina che si acquisterà, da qualche decina a qualche centinaia di euro (ma anche migliaia di euro nel caso di vetture costose e/o con molta cavalleria). Non solo. La doppia misura sarà di fatto retroattiva: per l'Iva, infatti, farà fede la data di emissione della fattura, che in genere coincide con il saldo dell'importo ma è calcolata sull'importo totale, visto che la caparra, dal punto di vista fiscale, non è considerata un acconto, mentre per l'Ipt farà fede la data di iscrizione al Pra. In entrambi i casi, dunque, non conta la data in cui è stato firmato il contratto.
Per esempio: un cliente di una provincia in cui l'aliquota dell'Ipt è massima (Milano, Torino, Bologna, Palermo e altre decine di province) ha firmato un mese fa il contratto d'acquisto di un'Alfa Romeo 159 s.w. 2.0 JTDm Distinctive con 125 kW da 32.700 euro (27.250 di imponibile + 5.450 di Iva) che ritirerà la prossima settimana. Il giorno in cui si presenterà in concessionaria per il saldo scoprirà di dover pagare 570 euro invece di 196 di Ipt (+374 €) e che la macchina che avrebbe dovuto pagare 32.700 €, a meno di ulteriori sconti della Casa o della concessionaria, gli costerà 32.972,50 €, cioè 272,50 € in più. In tutto dovrà sborsare 646,50 euro in più. E lo scoprirà solo al momento del saldo del contratto firmato un mese fa...
Su Autodifesa un commento sulla stangata che, misura dopo misura, ha colpito gli automobilisti negli ultimi cinque mesi.
Mario Rossi