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martedì 3 aprile 2012

L'Italia è prima al mondo per numero di auto blu



In nessun altro Stato al mondo ci sono tante auto blu quante in Italia. Il nostro paese è primo nella classifica mondiale delle auto "statali" con oltre 600mila vetture. E si tratta di un numero tutt'altro che in stallo. Nel primo trimestre del 2010 il loro numero è cresciuto dello 0,6%, raggiungendo il tetto record di 629.120 unità, mentre nel 2009 erano 607.918, nel 2007 erano 574.000 e nel 2005 erano 198.596. Cifre sempre da record, considerando che, come emerge dalle proiezioni effettuate della KRLS Network of Business Ethics per conto dell'Associazione Contribuenti Italiani, c'è un netto distacco con gli altri Stati del mondo.

Negli Stati Uniti le auto blu sono 73.000; in Francia 65.000; in Gran Bretagna (dove il governo ha di recente dato un taglio per via della crisi economica) sono 55.000; in Germania 54.000; in Spagna 44.000; in Giappone 35.000; in Grecia 34.000 e in Portogallo 23.000. In Italia invece, sommando gli stipendi degli autisti, i rifornimenti di carburante e i pedaggi autostradali delle auto di proprietà delle amministrazioni, quelle in leasing, in noleggio operativo e noleggio lungo termine, in carico a Stato, Regioni, Province, Comuni, municipalità, Asl, comunità montane, enti pubblici, enti pubblici non economici, società misto pubblico-private e società per azioni a totale partecipazione pubblica, la spesa annua legata a questo "privilegio su quattro ruote" supera - secondo l'Associazione dei contribuenti - i 21 miliardi di euro.

"Tagliare la spesa pubblica si può senza alcun danno per gli italiani. Basta solo applicare le leggi vigenti anche alla casta. Gli amministratori pubblici, in Italia, hanno superato ogni limite. Non basta pubblicare sul sito internet il nome delle amministrazioni buone o cattive; per ridurre drasticamente il parco auto della pubblica amministrazione bisogna pubblicare il nome e cognome degli utilizzatori e tassare le auto blu come fringe benefit", dice Vittorio Carlomagno, presidente Contribuenti.it. 

E, dopo il "caso" dell'immunità richiesta dal senatore Gallo per gli autisti delle auto blu (non introdotta nel nuovo Codice della Strada, ma trasformata in ordine del giorno), il ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, che sta passando al setaccio le auto blu ("Il censimento si concluderà a metà giugno", ha detto), ha annunciato che pensa "a forme di razionalizzazione come il car sharing o l’auto blu collettiva verificandone l’uso, i consumi di carburante, la manutenzione, l’impiego degli autisti, etc...". Così, secondo Brunetta, si potranno ottenere enormi risparmi: "Il 50% di quello che si spende attualmente". In pratica, se così fosse, allo Stato costerebbero "appena" 11 miliardi di euro l'anno.



Grazie a: http://www.omniauto.it

martedì 27 dicembre 2011

L'Audi investirà 13 miliardi di euro in 5 anni

Di questi, 8 miliardi saranno destinati alle fabbriche in Germania. Nel corso del 2012 arriveranno l'A8 Hybrid, la versione elettrica della R8 e la nuova generazione dell'A3.



SI PUNTA SU ELETTRICO E IBRIDO - Con il 2011 che volge al termine, l'Audi ha già annunciato i suoi programmi per l'anno prossimo. Il costruttore tedesco prevede di investire 13 miliardi di euro tra il 2012 e il 2016 per lo sviluppo di nuovi modelli, ricerca in tecnologia ed espansione dei siti produttivi. Si tratta del più grande investimento della storia del costruttore tedesco. Come ha dichirato Axel Strotbek, membro del consiglio di amministrazione per la finanza e l'organizzazione dell'Audi, “abbiamo pianificato di investire oltre 2 miliardi di euro l'anno in nuovi prodotti e tecnologie”, in particolar modo per lo sviluppo dell'elettrico e dell'ibrido.
INVESTIMENTI IN GERMANIA - In particolare, almeno 8 dei 13 miliardi di euro, sono destinati alle fabbriche di Ingolstadt e Neckarsulm: “queste fabbriche e i loro lavoratori sono la base su cui si fonda il nostro successo internazione” ha detto Strotbek. Qui verranno creati nel corso dell'anno prossimo 1.200 nuovi posti di lavoro con personale altamente specializzato che si andranno ad aggiungere agli oltre 1.300 attuali. Verranno impiegati per la produzione di tre novità annunciate dall'Audiper il 2012: sono la prossima generazione dell'A3 che dovremmo vedere al Salone di Ginevra, la versione ibrida dell'A8, e quella elettrica della R8, derivata dal prototipo e-tron attesa entro la fine dell'anno.

sabato 17 dicembre 2011

Maserati Biturbo: i suoi primi 30 anni

Fortunata o sfortunata? Fedele alle tradizioni del Tridente o vero modello di rottura? I sentimenti degli appassionati sono spesso contrastanti nei confronti della Biturbo, perché è stata "la prima Maserati di massa, la prima con il doppio turbocompressore, la prima dalle linee compatte". Quasi inevitabile il rischio che non venisse capita fino in fondo.

Maserati Biturbo: sono già passati 30 anni

In questi giorni, la Maserati Biturbo, uno dei simboli dell'Italia sportiva a quattro ruote degli anni 80, compie 30 anni, essendo stata presentata alla stampa il 14 dicembre 1981, esposta al pubblico al Salone di Ginevra 1982 ed entrata in produzione a maggio dello stesso anno.
E noi vogliamo rendere omaggio al modello che ha segnato un importante nuovo corso per la Casa del Tridente. Nel farlo, non possiamo fare a meno di tenere conto di tutte le questioni che il nome "Biturbo" si porta dietro da 30 anni. Come se un quindicennio di presenza nei listini, fra Biturbo e le sue numerose eredi, non sia bastato a renderla pienamente apprezzata da tutti.

Biturbo: incompresa per lungo tempo

Il sogno di Alejandro De Tomaso, in quegli anni titolare del marchio di Via Ciro Menotti, di produrre una berlina decisamente sportiva ma con gli atout di eleganza di una GT al ritmo di 5 mila esemplari all'anno, si è scontrato fin dall'inizio con la dura realtà.
Affidabilità meccanica non sempre all'altezza delle aspettative di chi vedeva (e tuttora vede) nel nome Maserati un marchio di traino dell'immagine automobilistica italiana, soprattutto nelle prime versioni. Consumi elevati, proibitivi (fino a 5 km con un litro di benzina: c'è da rabbrividire!) per un motore di 2 litri da 180 CV, seppure a due turbocompressori. La rete di vendita Innocenti, allora di proprietà dello stesso De Tomaso, non considerata all'altezza del blasone da tutti gli appassionati che all'inizio degli anni 80 potevano spendere 26 milioni di lire (poco meno di 40 mila euro di oggi).

Eppure tutti la conoscono

La scelta di celebrare i primi 30 anni della Maserati Biturbo con un rapido elenco dei... difetti non vada vista come una stranezza: si tratta di "nei" che tutti gli appassionati conoscono, e che da sempre la Biturbo si porta dietro.
Tuttavia, il nome "Biturbo" è conosciuto da tutti. Si può, dunque, affermare che si tratti della prima Maserati "popolare", nel senso della fama, pensata per rivaleggiare contro Alfa Romeo, Bmw, Mercedes, Porsche. E i "pro" compensano ampiamente i "contro".

Sotto il cofano batte il "cuore" della Merak

Alzi la mano chi ha potuto sedersi al posto di guida di una Maserati Merak. Probabilmente pochi. Molti di più, in proporzione, quelli che si sono accomodati all'interno di una Biturbo. Tuttavia, sotto il cofano della prima Maserati costruita in grande serie, batteva il cuore della Merak, baby coupé del Tidente. Si tratta del motore C114 da 1996 cc, V6 a 90° da 180 CV e 255 Nm di coppia, sviluppato all'inizio degli anni 70 per Citroen (destinato ad equipaggiare la SM) e dal 1976 impiegato sulla Merak 2 litri. Aggiornato nell'alimentazione con l'aggiunta dei due turbocompressori IHI e, dal 1987, equipaggiato con l'iniezione elettronica, ha accompagnato la storia della Biturbo.

Linea: aggressiva quanto basta

"Bella" in senso assoluto, forse la Biturbo non è mai stata. La linea disegnata da Pierangelo Andreani, e ispirata nel massiccio frontale alla Quattroporte nata dalla matita di Giugiaro, se mai, ispira potenza e aggressività: un cuneo compatto, basso e largo, inedito (all'inizio degli anni 80) per la casa modenese.
All'andamento piuttosto tradizionale delle forme esterne faceva da contraltare unricco equipaggiamento interno: pelle e radica a profusione, strumentazione completa, climatizzazione efficace.

Prestazioni in linea con lo spirito Maserati

Il tutto, accompagnato da prestazioni che confermavano le nobili origini di questa vettura: 215 km/h di velocità massima, scatto da 0 a 100 km/h in meno di 7"; 27 secondi per coprire il km con partenza da fermo. E un comportamento su strada impegnativo, da vera sportiva: sottosterzante in entrata di curva, sovrasterzante in uscita (caratteristica poi mitigata con l'introduzione del differenziale autobloccante). E consumi... disastrosi: in media, 6 - 7 km con un litro, che scendevano sui 5 (e anche meno) nella guida più "spinta".

Entusiasmo iniziale... e prime delusioni

Insomma: una piccola GT che fece ben sperare la dirigenza De Tomaso. Tanto che i 50 miliardi di lire investiti da De Tomaso negli stabilimenti Innocenti per la realizzazione delle linee produttive nella "popolare" Lambrate, alle porte di Milano, all'inizio sembrava si sarebbero ripagati in poco tempo. Centinaia di ordinazioni nei primi mesi, quasi 2 mila esemplari venduti nel 1982, 5.000 unità vendute nel 1983 (l'anno del boom Biturbo in Italia).
In realtà, una certa fretta nel deliberare i primi esemplari, che compromise la cura costruttiva di rifiniture e meccanica (il V6 denunciò a più riprese una certa fragilità, dovuta anche - va detto - alla poca attenzione dimostrata da molti neoproprietari per la complessa cura richiesta al V6), scelte aziendali discutibili - come i continui aumenti di prezzo nel primo anno di vendita - hanno, in un certo senso, contribuito a dare alla Biturbo quelle "note negative" che per diverso tempo hanno diviso gli appassionati.

Una stirpe longeva

Il progetto Biturbo è stato indovinato, soprattutto se si considera il periodo storico nel quale la vettura è stata concepita e prodotta: gli spensierati anni 80. Tanto che l'albero genealogico Biturbo e derivate è articolato: dal 1988 (anno nel quale scomparve il nome Biturbo) le versioni derivate hanno proseguito fino al 1997, quando terminò la produzione della Ghibli.