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lunedì 27 febbraio 2012

Ai dipendenti pubblici cinesi, auto cinesi

Stop ai veicoli di produzione straniera per le amministrazioni statali: sono ammesse soltanto quelle totalmente “made in China”.
ORGOGLIO NAZIONALE - Si può dire che la decisione del ministero dell’Industria e delle tecnologie dell’informazione della Repubblica Popolare Cinese sia di quelle epocali: gli enti pubblici dovranno fare a meno delle auto estere e circolare soltanto con quelle di produzione nazionale. Secondo l’elenco preliminare in corso di elaborazione presso il ministero, sarebbero ben 412 le vetture ammesse ma, fra queste, dovrebbero essere escluse quelle con marchio europeo, ma costruite in Cina da aziende la cui proprietà è equamente divisa fra società cinesi e straniere. Per esempio, nell’elenco potrebbero rimanere fuori leVolkswagen prodotte nel paese asiatico e dove riscuotono un notevole successo (nella foto in alto la Phaeton).

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La Byd S6DM, è una crossover ibrida di grandi dimensioni (è lunga 480 cm).


FORSE QUALCHE ECCEZIONE
 - Non è ancora chiaro se questo divieto valga anche per i più alti dirigenti dello stato, che potrebbero continuare a utilizzare lussuose auto estere (soprattutto Audi, BMW e Mercedes). Comunque, nell’elenco del ministero, a farla da padrona sono le più importanti case al 100% cinesi, come la Byd e la Geely, che in Cina hanno volumi di vendita più bassi rispetto ai costruttori connazionali alleati con marchi stranieri .

Geely emgrand ec7 euroncap 3
La berlina EC7 della Emgrand, marchio di lusso della Geely. Ha ottenuto le 4 stelle EuroNCAP e arriverà anche in Italia .


ECONOMICHE E POCO INQUINANTI
 - Degno di nota il fatto che, in un paese dove l’inquinamento è un problema molto serio, il ministero voglia inserire nell’elenco anche vetture elettriche e ibride. Inoltre, per contenere i costi, è obbligatorio l’acquisto di modelli con cilindrata massima di 1800 cm3 e che non costino più di 180.000 yuan (poco più di 20.000 euro) per i funzionari dello stato che si occupano della riscossione delle imposte e delle indagini penali.

martedì 3 gennaio 2012

Lotus INVESTITORI CINESI ALL'ORIZZONTE


Gli investitori asiatici della malese Proton hanno deciso di vendere la Lotus. Lo storico marchio inglese, che era stato acquistato nel 1996 dal precedente proprietario Romano Artioli (che a sua volta lo aveva comprato dalla GM), non ha mai generato profitti, mentre i grandi piani di rilancio annunciati dal Ceo Dany Bahar inizieranno a portare guadagni soltanto a partire dal 2014, quando la gamma dei modelli sarà rinnovata e la nuova Esprit sarà disponibile a listino.
Progetti bloccati. La mancanza dei fondi necessari per gli attuali investimenti bloccherebbe di fatto tutti i progetti di sviluppo ed è quindi necessario trovare subito una alternativa a Proton: secondo alcune anticipazioni, la Lotus potrebbe essere acquistata dalla Shanghai Automotive (SAIC), già proprietaria dei marchi MG Rover. La Proton, nel frattempo, potrebbe essere ceduta dal governo malese alla locale DRB-Hicom.

venerdì 30 dicembre 2011

Futuro incerto per la Lotus

Sembra che i malesi della Proton, proprietari della Lotus, ne abbiano abbastanza dei “conti in rosso” della celebre casa britannica e sarebbero intenzionati a venderla.


MALESE DA 15 ANNI - Nel 1996 la casa automobilistica malese Proton comprò la Lotus dalla A.C.B.N. Holdings S.A., controllata da Romano Artioli (che all’epoca tentò di rilanciare la Bugatti), con l’intento di “ridarle lustro” e di acquisirne le conoscenze tecniche (nata nel 1983, la Proton è giovane). Un’impresa non propriamente riuscita, visto che da marzo 2010, a marzo 2011 il costruttore britannico ha venduto soltanto 1985 vetture.Nella foto sopra la Exige S, il cui debutto sul mercato è previsto per marzo.


PROGETTO AMBIZIOSO - Ma, numeri a parte, la Lotus non è affatto decotta, anzi. Attualmente è impegnata in un ambizioso progetto che prevede la partecipazione ufficiale nel campionato di Formula 1, attraverso l’ex team Renault, e il lancio di ben quattro nuove sportive: la prima dovrebbe essere la Esprit (nella foto qui sopra) attesa per il 2013. Insomma, di carne al fuoco ce n’è parecchia, ma resta il fatto che in 15 anni la Lotus ha sempre registrato bilanci in rosso. E, nonostante l’amministratore delegato della casa britannica Dany Bahar sia convinto di raggiungere il pareggio nel 2014, in Malesia non sembrano più disposti ad aspettare; specialmente adesso che nemmeno i conti della Proton sono dei più floridi.


AI CINESI O AI LUSSEMBURGHESI? - Anche se non più tardi dello scorso ottobre il direttore amministrativo della Proton, Syed Zainal, ha definito speculazioni prive di fondamento le voci di una vendita dellaLotus, secondo un’indiscrezione pubblicata dal quotidiano The Edge, la Shanghai Automotive Industry Corp (SAIC) sarebbe interessata ad acquisire lo storico marchio. Con oltre tre milioni e mezzo di veicoli prodotti nel 2010, e forte di importanti alleanze con la General Motors e con la Volkswagen, la SAIC è il più importante produttore cinese e… ha un “debole” per la Gran Bretagna. Nel 2007 ha rilevato il marchio MG e lo stabilimento inglese di Longbridge. L’altro pretendente sembra essere la Genii Capital. Nel 2010 questa società finanziaria lussemburghese ha rilevato il team Renault di Formula 1, che nel 2012 correrà proprio con i colori della Lotus. Comunque vada a finire, sempre Dany Bahar ha ribadito che il piano industriale sta procedendo come previsto e le nuove vetture diverranno realtà.

sabato 26 novembre 2011

Termini Imerese: Finisce L'Era Fiat, In Attesa Dei “Cinesi”

Cessata ieri produzione della Lancia Ypsilon, nello stabilimento siciliano verranno assemblati nuovi modelli della DR Motor. E già si parla di un possibile approdo della cinese Chery, da cui sono derivate le auto del costruttore molisano.

FIAT LASCIA LA SICILIA - Su Termini Imerese si chiude un capitolo in attesa che se ne apra un altro. Ieri sera, precisamente alle ore 22:00, dalle linee di montaggio dello stabilimento siciliano è uscita l'ultima Lancia Ypsilon. Con la fine della produzione dell'utilitaria (la nuova viene assemblata in Polonia) la Fiat dopo 41 anni abbandona la Sicilia: da oggi sino a fine anno i dipendenti saranno in cassa integrazione. E, da gennaio, la “patata bollente” passerà alla DR Motor che dovrà riorganizzare lo stabilimento con l’obiettivo, nel 2016, di produrre 60.000 vetture e riassorbire circa 2.200 lavoratori (qui per saperne di più).

UN PONTE PER I CINESI - Stando al piano industriale presentato da Massimo di Risio (qui a sinistra), alla guida della DR Motor, nello stabilimento di Termini Imerese dovrebbero essere prodotti due nuovi modelli, un'utilitaria e una berlina a cinque porte, e la rinfrescata suv DR5: ricordiamo che si tratta di modelli della cinese Chery che il costruttore molisano importa e personalizza. Ma, stando alle indiscrezioni riportate dall'autorevole Automotive News, la Chery potrebbe essere interessata in futuro ad utilizzare lo stabilimento di Termini Imerese per produrre proprie auto. Non è infatti un mistero che il costruttore cinese stia puntando ad allargarsi sia nei paesi in via di sviluppo che quelli più avanzati, come l'Europa, creando delle joint-venture. Oggi la Chery è presente in 67 mercati e dispone, attraverso i partner, di "fabbriche cacciavite", dove le auto vengono solo assemblate, in Russia, Ucraina, Iran, Egitto, Indonesia, Thailandia, Malesia, Uruguay, Turchia e Venezuela. Globalmente nel 2010 ha prodotto oltre 700.000 auto.





UN LENTO DECLINO - Inaugurato nell'aprile del 1970 con la produzione della Fiat 500 di allora, lo stabilimento di Termini Imerese (qui sopra) ha rappresentato per anni un approdo sicuro per tanti lavoratori siciliani. Negli anni ha conosciuto una costante crescita, fino ad arrivare all'apice della capacità produttiva con la Panda: nel 1980 contava su 3.200 dipendenti ai quali andavano aggiunti altri 1.200 dell'indotto. In seguito, con l'arrivo della Tipo nel 1993, per lo stabilimento di Termini Imereseinizia il declino, con il ricorso alla cassa integrazione. Fino ai giorni nostri, con la decisione della chiusura: secondo i vertici della Fiat produrre auto in Sicilia non sarebbe vantaggioso dato che ogni modello qui prodotto costa 1.000 euro in più rispetto ad altri stabilimenti del gruppo a causa della mancanza di infrastrutture. 

martedì 5 luglio 2011

La Saab pronta al matrimonio con i cinesi

Firmati accordi vincolanti per la creazione di joint venture con le società asiatiche Pang Da e Zhejiang Youngman.
ACCORDI “VINCOLANTI” - La Saab si prepara alle nozze con i cinesi. Dopo la dichiarazione d’intenti firmata lo scorso 13 giugno, è venuto il momento di formalizzare, con un accordo vincolante, l’ingresso nel capitale della casa svedese controllata dalla Swedish Automobile (ex Spyker) di due partner dagli occhi a mandorla: la Pang Da e la Youngman.
NUOVI MODELLI - Allo stesso tempo, la casa svedese ha annunciato la creazione di una joint venture con la Youngman Passenger Car. Questa nuova società si chiamerà New Product Joint Venture, avrà sede in Svezia e si occuperà dello sviluppo di tre nuovi modelli della Saab: la “cittadina” 9-1, la crossover 9-6X e l’ammiraglia 9-7. La partecipazione a questo progetto è paritaria (nel senso che entrambe le società possiederanno il 50% della joint-venture): alla casa svedese il compito di progettare e costruire materialmente i nuovi modelli, alla Youngman quello di mettere a disposizione i capitali necessari.
JOINT VENTURE CINESI - Sempre in base agli accordi sottoscritti, le due società cinesi entreranno nel capitale della Swedish Automobile con un investimento complessivo di 245 milioni di euro. Una cifra che dovrebbe dare una boccata d’ossigeno a una Saab che naviga ancora in cattive acqua e che, poco tempo fa, è stata costretta a vendere i propri immobili per pagare alcuni debiti. Le tre società costituiranno inoltre altre due joint venture che si occuperanno, rispettivamente, di produrre e distribuire in Cina le vetture prodotte dalla Saab.