venerdì 22 giugno 2012

[VIDEO] Bugatti Veyron Grand Sport Vitesse EN PLEIN AIR A 330 ORARI


Bugatti Veyron Grand Sport VitesseLa "nostra" Bugatti Veyron Grand Sport Vitesse sulla parabolica un attimo prima di lanciarsi a tutta velocità.
Bugatti Veyron Grand Sport VitesseBugatti Veyron Grand Sport Vitesse
Bugatti Veyron Grand Sport VitesseL'abitacolo della Vitesse esibisce molte superfici di fibra di carbonio.
Bugatti Veyron Grand Sport VitesseIl doppio estrattore posteriore è una novità introdotta sulla Vitesse.
Bugatti Veyron Grand Sport Vitesse
Bugatti Veyron Grand Sport Vitesse
Bugatti Veyron Grand Sport Vitesse
La prima volta che ho guidato una Bugatti Veyron ero sopraffatto dall'apprensione. La seconda volta sono riuscito ad assaporare l'emozione, scoprendo su un misto veloce quanto fossero infondate le dicerie che vorrebbero la supercar francese poco adatta a districarsi fra le curve. La terza volta credevo di sapere già cosa aspettarmi. Errore. Per un mortale come me non c'è verso d'abituarsi. Non si può. Così, quello che era iniziato come un tranquillo giretto nella campagna a sud di Barcellona al volante della Bugatti Veyron 16.4 Grand Sport Vitesse, s'è trasformato in un'esperienza decisamente extra-ordinaria. Come il mondo al quale appartiene. Accertato che ogni criterio di valutazione va a farsi benedire quando ti trovi su un'automobile da due milioni di euro (1.690.000 più le tasse, per l'esattezza), va detto che la Bugatti - ogni Bugatti sarebbe corretto dire - seduce per svariate ragioni: la tecnica raffinatissima, l'assoluta qualità della guida, le sensazioni che trasmette. Ecco, quelle.
Evoluzione aerodinamica. Accanto a me c'è Loris Bicocchi, probabilmente la persona che ha percorso più chilometri in Bugatti di chiunque altro al mondo (dai tempi della EB110). M'ha raccontato tutto di questa ultima Veyron, di come è evoluta e quali sono state le modifiche per adeguare l'aerodinamica alla spinta del 8.0 litri W16 quadriturbo da 1.200 CV e 1.500 Nm di coppia massima, normalmente ripartiti al 55% al retrotreno. Dice che hanno lavorato parecchio sull'aerodinamica e sulla taratura delle sospensioni. In effetti, sulla Vitesse ci sono svariate novità rispetto alla Grand Sport: tra le altre, un nuovo diffusore posteriore sdoppiato e la regolazione dell'ala posteriore, 21 gradi senza tettuccio (16 a vettura chiusa), per compensare l'azione deportante dell'inedito spoiler sopra il parabrezza. L'obbiettivo era di mantenere la proverbiale facilità di guida della Veyron anche en plein air alle velocità più alte: questa - conferma Bicocchi, che ha curato personalmente lo sviluppo - può raggiungere i 375 orari senza tettuccio e i 410 con il tetto montato.
Lezione di velocità. Mi trovo nei territori segreti e proibiti dove si venera l'esiliato dio della velocità: un anello d'asfalto composto da due lunghi rettilinei e un paio di curve sopraelevate. Tutto accade molto rapidamente. In un quarto d'ora - condensato in circa nove minuti nel video allegato - prima osservo Loris nel giro dimostrativo a tettuccio chiuso. Mi mostra come entrare nelle paraboliche, avvisandomi di un paio di criticità in ingresso e uscita, dove potrebbero essere necessarie delle piccole correzioni con lo sterzo. Poi si lancia sul rettilineo alla massima velocità consentita dalla lunghezza e dai margini di sicurezza. Tocchiamo i 335: i rettilinei sono lunghi due chilometri, troppo corti per superare i 400 orari e avere lo spazio per fermarsi. Poi tocca a me, senza tettuccio, sentire il respiro del vento sopra i trecento.
A 330 in apnea. A bordo l'aria è quasi ferma (la gopro sul parabrezza cattura l'audio e registra anche le emozioni), fuori invece lo spazio e il tempo sono un tutt'uno indistinguibile. La curva che si sta avvicinando a 55 metri al secondo ha un'angolazione di 38,7°. È un muro grigio che t'inghiotte a duecento all'ora. Non ricordo per quanto tempo ho trattenuto il fiato prima di liberare la spinta selvaggia dei 1.500 Newtometri alle spalle. Ai 200, in quarta marcia a quota 5.000 giri, la Vitesse accelera come un'auto normale farebbe da ferma nei primissimi metri, solo che con questa dura di più. Quinta marcia, poi la sesta fino alla fine, dritto come un fuso, senza dover effettuare la minima correzione. La spinta è così consistente e progressiva, fisica verrebbe da dire, che in meno di 18 secondi vengo sparato a quota 330. Solo nell'ultimo secondo, un attimo prima di staccare, percorro quasi 92 metri: sono più veloce del pensiero.



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