martedì 8 maggio 2012

[VIDEO] Gilles Villeneuve LA "COMETA" TRENT'ANNI DOPO


Si fatica a crederlo, ma sono passati trent'anni. Zolder, G.P. del Belgio, 8 maggio 1982, nomi e una data che gli appassionati non hanno dimenticato. In quel momentoGilles Villeneuve ha smesso di essere "il" pilota della Ferrari, l'idolo delle folle, per diventare qualcosa di più importante, di non catalogabile. Molti si sono accostati ai Gran premi perché c'era lui. E così, Quattroruoteha voluto ricordarlo, anche a chi non ha avuto la fortuna di vederlo correre, in un modo speciale: con la riedizione del libro "La cometa Gilles", scritto quasi "a caldo", nel 1983, da Enzo Russo, e ora aggiornato per l'occasione. Lo trovate in edicola, a 7,90 euro più il prezzo della rivista. Non perdetelo: dentro c'è la vera storia di Gilles, il senso di ciò che ha fatto, gli episodi anche meno noti della sua carriera, i duelli entusiasmanti che lo hanno reso famoso, e i risultati, in prova e in gara, relativi alla Formula 1.
Enzo Russo ci ha messo tutta la passione che è nata sulle strade della sua Sicilia, all'epoca d'oro della Targa Florio, costellata di episodi simili a quelli della carriera di Villeneuve. "La cometa Gilles" è narrato con abbondanza di particolari e con una grande ammirazione per il pilota che veniva da lontano, ma che riuscì a ritagliarsi un posto così importante nel cuore degli appassionati italiani. Perché il canadese è stato un fenomeno. In tutti i sensi. Per l'istinto della velocità, la guida oltre ogni limite, i sorpassi da brivido, la capacità di accendere l'entusiasmo della folla. L'ultimo cavaliere del rischio, l'aviatore. Era chiamato in tanti modi, Gilles Villeneuve, il pilota che è riuscito nella "mission impossible" di rendere ancora più popolare il Cavallino Rampante.
L'indecisione fatale. A volte sembra incredibile che non ci sia più, altre la pellicola della sua vita si riavvolge, fino a tornare a quell'8 maggio 1982. Siamo negli ultimi minuti delle prove di qualificazione: il pilota è ancora nell'abitacolo della sua 126 C2 turbo, scorre la tabella dei tempi. Non ci sta a partire dietro al suo compagno di squadra Didier Pironi, autore pochi giorni prima dello "sgarbo" di Imola, in cui ha sottratto la vittoria al canadese. Esce dai box con le gomme da tempo, il coltello tra i denti. È decisissimo, come al solito. Sa di avere un solo tentativo. Alla curva Terlamen incrocia la March di Jochen Mass, che sta rientrando lentamente ai box. Un'indecisione tra i due, la Ferrari urta la March e decolla: Gilles viene sbalzato dall'abitacolo, perde il casco.
Un volo che fa il giro del mondo. Tutti sperano nel miracolo, come già accaduto nei tanti incidenti del canadese, come a Imola nel 1980, prima della curva Tosa. Sembra un film, tutti sono sicuri: lui uscirà dai rottami, si metterà a correre dall'altro lato della pista e tutto ricomincerà… E, invece, non è stato così. Per gli appassionati di Formula 1 resta una ferita aperta. Come i grandi sportivi o gli attori che scompaiono troppo presto, ha lasciato un segno molto più profondo di quel che si poteva immaginare. Il suo numero 27, il non arrendersi mai, sempre e comunque, sono diventati marchi di fabbrica. In meno di cinque anni e in soli 67 Gran premi (con sei vittorie), ha lasciato un segno che i più, in decenni, non sono riusciti a sfiorare. Un po' come una cometa, rimasta giovane, dalla scia lunghissima.

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