DOPPIO RINCARO - Non c’è solo l’aumento delle tariffe Rca deciso dalle compagnie: esiste anche il rincaro dovuto alle province. Sono sempre di più, infatti, quelle che fanno crescere le tasse sulla Rca, per la riforma del fisco in senso federalista. Le province possono variare (verso l’alto o il basso) fino a 3,5 punti percentuali le imposte sulla Rca, che partono da una base del 12,5%. Risultato, su tre province, due hanno fatto schizzare l’aliquota al massimo: il 16%.
Pochissime l’hanno abbassata. Paghiamo il fatto che i trasferimenti dallo stato alle province diminuisce, con queste ultime a caccia di quattrini: oltre alle tasse sulla Rca, molte province stanno rincarando le Imposte di trascrizione sui passaggi di proprietà, per non parlare dei tributi ambientali.
QUALI NUMERI - Prima della riforma federalista, sulla tariffa Rca versavamo il 12,5% di imposte e il 10,5% di contributo al Servizio sanitario nazionale: il 23% in tutto. Ora, nelle province che applicano l’aumento massimo di 3,5 punti percentuali, le imposte balzano al 16%, per un totale record del 26,5%. Così, il rincaro per l’automobilista medio è di una cinquantina di euro l’anno.
Ecco l'elenco delle province che hanno fatto variare la tassa sulla Rca: fonte, ministero dell’Economia.
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SÌ DEFINITIVO - Se ne discuteva da tempo, ma ora il Parlamento europeo ha deciso: arriva la direttiva Eurovignetta per i Tir (per i mezzi di oltre 3,5 tonnellate). È una sovratassa europea sul trasporto merci in autostrada (in aggiunta al pedaggio normale) che si basa su un principio semplice: più “sporchi”, più paghi. Obiettivo, far calare l’inquinamento acustico e dell’aria, il consumo di petrolio e il traffico, nonché generare fondi da destinare al miglioramento delle infrastrutture ferroviarie: i Paesi membri dovranno investire il 15% dei ricavi nelle reti di trasporto transeuropee, e riferire in sede europea sull’utilizzo del sovrapedaggio.
QUANTI SOLDI - Grosso modo, la tassa sullo smog sarà di 3-4 centesimidi euro per veicolo a chilometro. Con una variazione nei pedaggi che potrà toccare il 175% nelle aree congestionate, o con tariffe maggiorate nelle cinque ore di punta. Se uno Stato concederà deroghe ai mezzi fino a 12 tonnellate, dovrà comunicarne le ragioni alla Commissione europea. In ogni caso, i veicoli meno inquinanti saranno esenti dai costi dell’inquinamento atmosferico fino al 1° gennaio 2014 per la classe di emissione Euro V, e fino al 1° gennaio 2018 per gli Euro VI.
I CONTRARI - A Strasburgo, comunque, è stata battaglia: ci sono stati 501 voti a favore, ma anche 141 contrari e 17 astensioni. L’Eurovignetta è stata contestata da Confindustria, col sostegno del governo italiano. In particolare, il presidente di Confartigianato Trasporti, Francesco Del Boca, ha sottolineato “il grave impatto sugli autotrasportatori derivante dall'applicazione del nuovo testo. Siamo di fronte a una tassa addizionale sulle aziende, con il solo fine di fare cassa, al di là delle dichiarate motivazioni ambientali”.
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