Le forti piogge che da oltre tre mesi affliggono la Thailandia, causando alluvioni e straripamenti, sono già costate la vita a 315 persone e hanno provocato danni per oltre 2,5 miliardi di euro. Un vero e proprio cataclisma, che purtroppo non accenna ad arrestarsi e che sta avendo gravi ripercussioni anche sul settore automotive.
Fabbriche sotto l'acqua. Secondo il quotidiano nipponico "Shumbun Yomiuri" la città industriale di Ayutthaya, a nord diBangkok, sarebbe sommersa dall'acqua e dal fango. Nell'area si trovano gli stabilimenti di alcune Case automobilistiche e di importanti aziende di elettronica che sarebbero stati gravemente danneggiati. Parliamo, in particolare, dei siti produttivi diHonda, Toyota, Nissan e Isuzu, oltre a quelli di Canon, Nikon, Sony e TDK. In totale sarebbero circa 14 mila le aziende danneggiate dalle inondazioni in 20 provincie. Una situazione disastrosa, che in molti hanno paragonato al devastante terremoto che ha sconvolto il Giappone nel marzo scorso.
Tempi lunghi. La Honda è stata costretta a sospendere la produzione nell'impianto di Rojana, nei pressi di Ayutthaya, il più grande della Casa nel sud-est asiatico con le sue 240.000 vetture prodotte ogni anno. La maggior parte delle attrezzature risulta danneggiata in modo irreparabile e dovrà essere sostituita; quindi, per la ripresa della "normale" attività si prevedono tempi lunghi. Anche la Toyota ha seguito lo stesso destino. Il costruttore è in procinto di sospendere la produzione nelle sue tre fabbriche presenti nell'area poiché non è in grado di ricevere parti e componenti.
Spostare la produzione. Il cataclisma rischia di assestare un duro colpo soprattutto alla Toyota, per la quale i volumi di produzione della Thailandia sono al quarto posto dopo quelli di Giappone, Stati Uniti e Cina. Nel 2010, infatti, il Costruttore ha prodotto circa 630.000 veicoli nel Paese asiatico. Per cercare di rimediare allo stop degl impianti, la Casa sta ora valutando la possibilità di importare componenti dal Giappone oppure di spostare temporaneamente la produzione in altri Stati.
Roberto Barone
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