Bassa, larga, affascinante
Quando si parla di un’auto slanciata, sportiva ed emozionante, difficilmente ci si riferisce a una grossa berlina.
Ma la Karma, disegnata da quell’Heinrik Fisker che è anche il fondatore della casa fa eccezione: pur avendo
quattro porte, quanto a forme sinuose ed effetto scenico non è poi così lontana dalla macchina di Batman.
Innanzitutto, c’è un discorso di proporzioni: la berlina californiana è molto lunga e larga (cinque metri per due) ma,
soprattutto, è la quattro porte più bassa che si possa comprare. Per dare l’idea, i 133 centimetri della Fisker Karma
sono uno in meno rispetto a una coupé sportiva al cento per cento come la Ferrari 599.
Aggiungete poi delle ruotone di 22 pollici di diametro (altro record) che sbordano con decisione dal
profilo della fiancata, gli sbalzi anteriore e posteriore contenuti e un abitacolo e una coda piccoli rispetto
all’enorme cofano anteriore, e otterrete una vettura aggressiva, che dà l’effetto di essere “spalmata” sull’asfalto
e pare pronta a balzare in avanti.
Più di 400 cavalli elettrici
Più ancora che per la linea, la Fisker Karma si distingue perché è la prima auto “ibrida ricaricabile” o “elettrica
ad autonomia estesa” ad arrivare nelle concessionarie; la seguiranno, tra pochi mesi, le più piccole ed econome
berline medie Chevrolet Volt e Opel Ampera. Ma come funziona? A muoverla provvedono due motori elettrici
collegati direttamente alle ruote posteriori, senza l’interposizione di un cambio di velocità; possono fornire un
totale di 300 kW (408 cavalli) e una coppia di ben 1330 Nm. La corrente che li alimenta può provenire dalle
batterie agli ioni di litio alloggiate nell’ampio tunnel che taglia in due l’abitacolo; questi accumulatori hanno
una capacità di 20 kWh e, secondo la casa, garantiscono un’autonomia media di 80 chilometri. Una volta che
sono arrivati “a zero”, avendo parecchio tempo e una presa da 220 volt a disposizione, è possibile ricaricarli
collegando il cavo in dotazione alla presa nella fiancata sinistra; per il “pieno” di corrente servono 12-14 ore.
Sono tante, ma si può anche richiedere alla Fisker un sistema di ricarica ad alta potenza da installare nel box
di casa, che consente di cavarsela in circa sei ore. Usata in questo modo, la Fisker Karma è un’elettrica a tutti
gli effetti: non emette alcun inquinante ed è molto economa (con tre-quattro euro di corrente, secondo i dati
ufficiali, si percorrono circa 100 chilometri).
Quando le batterie ti abbandonano, subentra il 2.0 turbo
Nel caso della Fisker Karma, però, diversamente da quanto accade con le auto elettriche “pure”, una volta che
le batterie sono a secco il guidatore può proseguire anche senza doversi “attaccare” alla corrente. L’energia viene
fornita da un 2.0 turbo a iniezione diretta di benzina da 260 cavalli montato sotto il cofano anteriore, che fa girare
un generatore di corrente che, a sua volta, alimenta i motori elettrici in coda (e, nella modalità Sport selezionabile
dal pilota, anche le batterie). Secondo la Fisker, i 37 litri di carburante contenuti nel serbatoio consentono di
“macinare” altri 400 chilometri; facendo un rapido calcolo, si ricava la percorrenza media “ufficiale” nell’utilizzo
a benzina: 10,8 km/litro. Quella complessiva (la casa parla di 41,7 km/litro) si basa su un impiego limitato del
motore a benzina.
Messa insieme un po’ di fretta
Affascinati e distratti dalle linee aggressive e dalla tecnologia innovativa della Fisker Karma, ci abbiamo messo
un po’ di tempo per accorgerci che la sua carrozzeria (realizzata in lega di alluminio dalla finlandese Valmet) non
è assemblata in modo impeccabile: i giochi tra i vari pannelli sono ampi e poco costanti, e gli allineamenti tutt’altro
che curati; pure le guarnizioni dei finestrini non risultano montate tutte con precisione. C’è da dire che le tre vetture
che stiamo osservando sono le prime uscite dalla fabbrica ed è presumibile che, con un po’ di “rodaggio” lungo la
linea di produzione, le cose possano migliorare. Ma adesso, completata la ricarica delle batterie, è il momento di
metterci al volante.
Spazio per quattro, ma non per i loro bagagli
Entrati con qualche contorsione (le porte sono piccole, il tetto basso e il sedile rasoterra) apprezziamo subito il
notevole comfort garantito dal sedile, che è regolabile elettricamente; tutte e quattro le poltroncine sono
morbidamente imbottite, riscaldabili e rivestite in pelle, come pure la parte superiore della plancia. L’abitacolo
della Fisker Karma è elegante, con tocchi di originalità come l’apertura delle porte a comando elettrico e gli
inserti in cristallo nelle portiere e nell’enorme tunnel centrale, dove si trova anche la piccola piramide dei pulsanti
del “cambio” (in realtà si selezionano solo la marcia avanti, indietro, la folle o la posizione di parcheggio). Tramite
lo schermo a sfioramento di 10,2” al centro della consolle si controllano non solo la radio e il navigatore, ma anche
il “clima” automatico bizona; l’assenza di manopole e tasti garantisce una notevole “pulizia” della plancia, ma a
scapito della praticità: anche solo per cambiare la temperatura occorre “girare” tra i menu, distraendosi dalla guida.
Più funzionale il cruscotto, completamente digitale, con il tachimetro e uno strumento che indica come viene sfruttata
l’energia dei motori e quanta autonomia rimane. Infine, l’abitabilità: la Fisker Karma può ospitare quattro adulti,
ma lo spazio posteriore è adeguato, non certo abbondante. Davvero scarsi, invece, il baule (con 200 litri, ha una
capacità simile a quella di una Panda) e la visibilità posteriore (il lunotto è una fessura, e meno male che c’è la
telecamera per le “retro”).
Piacerà agli sportivi
Siamo ancora fermi con la porta aperta, e la Fisker Karma di fianco alla nostra si avvia lentamente. Sorpresa:
diversamente dalle altre auto ibride ed elettriche, qui c’è del rumore; un ronzio metallico che, tanto per restare in
tema con la carrozzeria da Batmobile, ricorda un po’ quello delle spade di Guerre Stellari. Viene prodotto da due
altoparlanti a forma di rombo cromato posizionati nella parte bassa del paraurti posteriore, che smettono di funzionare
oltre i 50 km/h, quando il rumore delle gomme sull’asfalto diventa sufficiente per “avvertire” i pedoni distratti dell’arrivo
dell’auto. Bene, partiamo anche noi. Tramite le due levette dietro il volante possiamo selezionare la modalità di
funzionamento: Stealth (l’energia proviene solo dalle batterie e, secondo la casa, consente una velocità massima di
153 km/h e uno “0-100” in 7,9 secondi) o Sport (entra in funzione anche il motore a benzina che, tramite il generatore,
carica in parte le batterie e fornisce potenza direttamente ai propulsori elettrici; così la velocità massima è di 200
orari e il tempo da 0-100 km/h scende a 5,9 secondi.). Infine c’è la modalità Hill, da usare in discesa: aumenta il freno
motore (rendendo più sicura la guida) e ricarica di più le batterie (i motori, quando sono trascinati, diventano dei
generatori). I primi chilometri sulla Fisker Karma li percorriamo in pista, dove restiamo sorpresi dalla bontà di
comportamento di un simile macchinone: lo spunto, prontissimo e deciso già in modalità Stealth, migliora ancora
se si passa in Sport, dove si viene accompagnati dal rombo piacevolmente sportivo (ma qualcuno potrebbe trovarlo
invadente) del due litri turbo.
L’agilità e la tenuta di strada sono molto buone
In curva la Fisker Karma gira “piatta” ed equilibrata, senza allargare la traiettoria con il muso anche quando le
gomme arrivano al limite dell’aderenza; del resto, la distribuzione dei pesi è vicina a quella ideale (50%-50% tra
le ruote davanti e quelle dietro). Notevole la trazione in uscita dalle curve, tanto che, malgrado i 403 cavalli,
sull’asciutto è difficile far entrare in funzione il controllo elettronico, e bene anche i freni: i quattro dischi
autoventilanti della Brembo sono potenti e, soprattutto, facili da dosare (non si rischia di inchiodare senza volerlo,
come succede con altre vetture elettriche che recuperano energia in frenata). L’unico lato negativo del
comportamento dinamico lo scopriamo quando lasciamo la pista per dirigerci verso la città: passando su tombini e
buche, gli scossoni nell’abitacolo sono decisamente evidenti.
L’ecologia costa cara
Oltre a questa Karma Ecosport da 114.000 euro ci sono la Ecostandard (9.600 euro in meno, ma niente interni in
pelle, navigatore e telecamera di manovra) e la Ecochic, che ne costa 6.000 in più senza essere più ricca; ha, invece,
gli interni realizzati con materiali più “ecologici”: per esempio, tessuto riciclato al posto della pelle e inserti in legno
provenienti da alberi bruciati durante incendi delle foreste. Tutte, comunque, hanno di serie i fari bixeno, le luci
posteriori a led e il tetto a celle solari (il più grande al mondo usato in un’auto di serie) che consente di far funzionare la
ventilazione dell’abitacolo anche a vettura parcheggiata. Infine, qualche informazione pratica: la Karma è garantita
per quattro anni o 100.000 chilometri, incluse le batterie, che sono fra i componenti più costosi (si parla di una cifra
attorno ai 15.000 euro). Si tenga conto, però, che negli Usa gli stessi accumulatori sono garantiti per otto anni o 160.000
chilometri (così prevede la legge); quindi, da questo punto di vista, si dovrebbe stare tranquilli. Alle vendite in Italia
provvedono cinque concessionarie (a Milano, Bolzano, Trento, Bologna e Roma). L’auto si può già ordinare (finora
da noi sono state raccolte circa 70 prenotazioni) e in questi giorni si stanno completando le ultime formalità per
l’omologazione; la casa prevede di consegnare i primi esemplari entro agosto. Per ulteriori informazioni, ci si può
collegare al sito www.fiskeritalia.it.
Secondo noi
PREGI > Guida. Tenuta di strada, prestazioni, frenata: sono tutte molto soddisfacenti. > Linea. Difficile trovare una vettura più “emozionante”.
> Tecnologia. È la prima ibrida ricaricabile a essere posta in vendita: attenzione per l’ambiente, prestazioni e
praticità d’impiego raggiungono un compromesso di alto livello.
DIFETTI > Comfort. La Fisker Karma non è silenziosissima e, soprattutto, è “dura” sullo sconnesso.
> Finiture. I vari elementi della carrozzeria sono montati con poca attenzione.
> Spazio. L’abitacolo è adeguato per quatto persone, ma nulla più. E il bagagliaio è minuscolo.
grazie a http://www.alvolante.it/
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