TURBATIVA CONCORRENZA - Nell’ambito del suo progetto di direttiva comunitaria sulla tassazione dell’energia, la Commissione ha proposto che il carico fiscale gravante sul gasolio sia allineato con quello della benzina. Ciò perché il divario esistente costituirebbe una turbativa della libera concorrenza. L’iniziativa però non è condivisa dal Parlamento europeo, il quale ha approvato un documento che contesta l’orientamento della Commissione. Secondo i parlamentari il paventato aumento causerebbe una contrazione sensibile delle vendite di auto diesel, con pesantissime conseguenze per le case costruttrici che le fabbricano.
CROLLO DIESEL - Ciò perché esse hanno puntato parecchio sul Diesel per ridurre le emissioni di CO2, e se le vendite calassero non raggiungerebbero gli obiettivi prefissati di tale riduzione. Notoriamente, le norme europee prevedono determinati livelli medi di emissioni per le case, e se tali limiti non vengono rispettati, da parte dell’Unione europea scattano pesantissime sanzioni nei confronti dei costruttori inadempienti. Secondo le stime, l’ipotizzato allineamento fiscale determinerebbe un aumento del prezzo del gasolio nell’ordine dell’8%. Ciò si tradurrebbe in una diminuzione delle vendite di circa il 20% delle auto Diesel, che significherebbe un aumento di 4 punti percentuali della media delle emissioni di CO2. Il documento dei deputati chiede anche che gli Stati europei basino sulle emissioni di CO2 tutte le tasse relative all’auto, e che vengano esentati da qualsiasi imposizione fiscale gli autoveicoli elettrici. Ciò per favorirne la diffusione. Il documento votato dal Parlamento europeo è un parere solo consultivo ma con forte significato politico.
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